Non possiamo restare a guardare! è il momento di agire!

Il bullismo: cos’è, come si manifesta, cosa causa e come lo si può affrontare.

Il termine bullismo è la traduzione italiana del sostantivo inglese “bullying” ed è usato per identificare i comportamenti con i quali un singolo o un gruppo esercita un’azione, ripetuta nel tempo, di prevaricazione e di prepotenza nei confronti di una vittima predestinata. Bisogna, far distinzione tra il normale conflitto, che si svolge tra bambini o adolescenti (ad esempio zuffe e offese verbali), dal bullismo, correlato dalle seguenti azioni: l’intensione di far del male, il predominio del bullo, l’intensità e la continuità dell’azione, la vulnerabilità della vittima, la mancanza di sostegno a quest’ultima da parte delle persone a lui care. Sottintesa è la codardia del bullo, il quale punta sulla sua “forza” e sceglie la vittima in base a quella considerata più “debole”. Secondo gli studiosi del fenomeno il bullismo si ramifica in tre categorie, le quali sono: il bullismo diretto verbale, che si rivela quando la vittima viene insultata, derisa o addirittura minacciata; il bullismo diretto fisico, manifestato quando il “debole” viene picchiato o nell’appropriarsi dei suoi oggetti personali; il bullismo indiretto, che coinvolge lo stato psicologico della persona, che non è però meno dannoso: esso consiste nel far sentire il ragazzo-vittima come se non esistesse, nel diffondere sul suo conto dicerie che lo mettono in cattiva luce. Il bullismo in generale, in alcuni casi, non coinvolge solo lo stato psicologico della vittima ma anche quello psicofisico inducendo costui al suicidio. Il fenomeno, riguarda anche la sfera femminile (nonostante sia meno presente), ma con modalità più sottili, maggiormente di tipo indiretto con lo scopo a: isolare completamente la vittima, diffondere sul suo conto pettegolezzi e calunnie. Non per questo, però, le loro aggressioni sono meno dannose, perché, come ha detto la psicologa Veggetti Finzi, esse: “lasciano i lividi dell’anima, che sono più difficili da cancellare dei lividi veri”. L’attenzione degli studiosi del fenomeno, si è principalmente focalizzata sulle cause che scatenano il bullismo, ed essi sono giunti a una conclusione, la quale è: che questi “prepotenti” possono anche avere un ottimo rendimento scolastico, possono anche essere stati influenzati da sili educativi autoritari e intolleranti o, al contrario, permissivi e indulgenti, possono essere così anche a causa del disadattamento dovuto al vivere in famiglie “difficili”, e infine, ma non per importanza, possono essere tali anche grazie alla violenza che spesso scorre in televisione o quasi sempre nei videogiochi, dando e facendo desiderare loro il dominio sulla vittima. Questi ragazzi, una volta giunti adulti, possono anche correre il rischio di sviluppare comportamenti antisociali e problematici – come abusare di alcol e droghe – oppure concretizzare l’uso della violenza in attività criminose. La vittima, proprio come il bullo, possiede delle caratteristiche che lo definiscono come tale, come: portare gli occhiali, essere in sovrappeso o avere difetti di pronuncia. Quest’ultima, non possiede una vita tutta rose e fiori, perché: perde sicurezza e autostima, si sente insicuro e in pericolo, sente il desiderio di non andare a scuola, è preda di ansia e di paura; in conseguenza di tutto ciò essa tende a chiudersi in se stessa, e a lungo andare corre il rischio di cadere in stati depressivi e di conservare, anche da adulto, comportamenti autolesivi, che in alcuni soggetti fragili e sensibili, potrebbe portare persino al suicidio. Come si può contrastare tutto ciò? Beh psicologi e sociologi che hanno studiato il fenomeno del bullismo danno al riguardo vari consigli sia alle vittime, che ai genitori. Alla vittima conviene, innanzitutto, ignorare il bullo allontanandosi, anche al costo di essere etichettato come pauroso, ma se tutto questo non funzionasse, la vittima, deve chiedere aiuto (in famiglia, ad amici, alla polizia), perché, al di fuori di questa opzione non c’è altro modo di uscirne fuori, senza vergognarsene. Ai genitori, invece, viene consigliato di non agire direttamente a protezione del figlio, perché in questo modo, ne indebolirebbero la posizione nel gruppo di coetanei, ma allo stesso tempo, essi, non devono minimizzare il problema, ma devono far promuovere la fiducia del ragazzo in se stesso, e sempre con lui, trovare una soluzione che affronti il problema in modo diretto, anche creando al di fuori del contesto scolastico, momenti di socializzazione con amici e compagni. I genitori dei bulli, invece, devono essere consapevoli che la famiglia riveste un ruolo fondamentale nell’impedire lo sviluppo di atteggiamenti aggressivi nei confronti del prossimo, e loro come tali, non devono sminuire l’atto di bullismo definendolo con: “sono semplici ragazzate”, perché, qualsiasi atto di violenza è ingiustificabile, a prescindere dalla gravità dell’atto stesso; e per impedire ciò i genitori e il bullo debbono partecipare attivamente a eventuali corsi di recupero.

Se subisci bullismo, non lasciarti prendere dalla paura di parlarne con qualcuno, sii forte e ricorda che parlarne è l’unico modo per uscirne da queste situazioni, ma se non vuoi proprio confidarti, almeno fa lo sforzo di chiamare il numero verde 800 66 96 96 a cui risponderanno operatori qualificati che riceveranno segnalazioni di atti di bullismo, che ti forniranno informazioni sul fenomeno e ti consiglieranno comportamenti possibili da tenere in situazioni critiche.

Scritto da Claudio Troiano

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